La Cina lancia la prima criptovaluta di Stato (e sconvolge il mondo occidentale)

Come spesso è accaduto dall’ultima metà del secolo scorso, la Cina è stata in grado di sconvolgere il mondo occidentale attraverso le sue creazioni o le sue ideazioni; che sia in ambito politico, economico, sociale o lavorativo, il paese orientale si è imposto come una delle realtà più all’avanguardia nel contesto globale, presentandosi come la potenza economica più forte e stabile dell’ultimo decennio e facendo addirittura di più: se il mercato delle criptovalute è ancora ignorato dalle nazioni – in Italia solo negli ultimi giorni, leggendo le parole di Giulio Tremonti, ex Ministro dell’Economia, c’è stato interessamento nel settore – la Cina ha deciso di lanciare la sua personale criptovaluta, sconvolgendo e non poco il mercato e il mondo occidentale. Ecco tutto ciò che c’è da sapere sul Fintech cinese, la prima criptovaluta di stato nella storia del cryptocurrencie.

Fintech cinese, che cos’è e come funzionerà

Il Fintech cinese, pur essendo una criptovaluta emessa direttamente da uno stato – mai accaduto prima nell’intera storia dell’economia – si baserà sulle caratteristiche sostanziali che governano ogni criptovaluta, e che possono essere lette e comprese su criptovalute24.me.

Al di là delle caratteristiche principali, che prevedono la presenza di una blockchain e di una piattaforma decentralizzata di governo, la nuova criptovaluta nasce con l’obiettivo di offrire supporto all’annientamento dei finanziamenti ombra, che minacciano il paese da decenni. La Cina, a dire il vero, ha già compiuto passi in avanti enormi nella finalizzazione del suo obiettivo, permettendo un crollo dei finanziamenti dall’80% del 2016 all’11% del 2017 (secondo quanto indicato da Robeco).

Allo stesso tempo, però, il mondo cinese non può permettersi altre truffe che portino alla perdita incredibilmente vertiginosa di yuan.

Il progetto Cina e il cambiamento nel mondo delle criptovalute

Pensare alla criptovaluta cinese come effetto di una intuizione momentanea è riduttivo, soprattutto se si considera quanto potere ci sia dietro una creazione di questo tipo. A dire il vero, tutti gli enti e le personalità amministrative del mercato cinese hanno dimostrato come il progetto di una criptovaluta di stato sia nato da circa cinque anni, con l’obiettivo non soltanto di potenziare il mercato del paese, che si impone come il primo a realizzare una mossa – per quanto rischiosa – di questo tipo, ma anche di ridurre drasticamente quei finanziamenti ombra che minacciano un mercato di per sé instabile.

Basti citare, a tal proposito, le parole di Huang Qifan, vicepresidente del China Center for International Economic Exchanges (Cciee): “La Banca Centrale cinese sta lavorando al progetto di una criptovaluta da cinque o sei anni […] e sarà così la prima banca centrale al mondo a immettere sul mercato una criptovaluta”.

L’opportunità, come sottolineato anche dal presidente cinese Xi Jinping, non poteva non essere sfruttata: il mercato lo richiede, così come dimostrato da quella crescita improvvisa – e assolutamente non prevista – del Bitcoin che, anche se solo per qualche giorno, ha sforato quota 10mila euro, minacciando una seria crescita entro il 2021, anno in cui è prevista la fine della sua produzione. Che questa mossa possa essere considerata avventata o meno non è semplice dimostrarlo: fatto sta che, ancora una volta, la Cina ha saputo sconvolgere il mondo occidentale, presentandosi come innovatrice.